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Sul consumo di suolo e sulle aree agricole

In questi giorni di campagna elettorale per le elezioni a sindaco in diverse città italiane, ed in concomitanza con la discussione della proposta di legge C.902 del maggio 2013 e successive modifiche, si sente parlare spesso di "Consumo di suolo" e di "Tutela delle aree agricole". Vorrei cercare di fare una breve panoramica sul tema e poi fornire qualche mia personale considerazione, poichè proprio in questi ultimi mesi mi sono trovato a verificare situazioni particolari di cui ritrovo traccia nelle possibili implicazioni di questa legge.


Andiamo con ordine. Per prima cosa vorrei parlare dell' iter di questa legge e delle sue modifiche, basandomi su una relazione molto importante del politico del M5S Massimo De Rosa. Scelgo la sua relazione perchè, pur se contenente svariati punti su cui ho una opinione divergente, si tratta di un politico che sulla carta ha ottime competenze per poter parlare di questi temi, essendo laureato in Scienze e Tecnologie per l' Ambiente Milano.


La proposta legge fu presentata la prima volta dai deputati Franco Bordo ed Erasmo Palazzotto di SEL l' 8 maggio 2013, e successivamente inglobata nel disegno di legge 2039 del febbraio 2014 a nome DeGirloamo, Bray, Orlando, Saccomanni, Lupi e DelRio, dopo essere passata attraverso alcune revisioni a nome di alcuni tra i più famosi ecologisti (purtroppo onnipresenti) del panorama italiano. Vi sono state alcune commissioni, e proposte di integrazione furono presentate a maggio, giugno, e dicembre 2013 prima della finale immissione come legge nel 2014. Ogni tornata di proposte produceva una serie di nuovi commi, modifiche, eliminazioni, fino a quella che attualmente é la formulazione discussa nelle commissioni permanenti Ambiente ed Agricoltura. Potete trovare tutto l' iter e i documenti di riferimento in questa pagina.


Lo scopo fondamentale della legge é uniformarsi all' obiettivo della UE di annullare il 'consumo di suolo' entro il 2050. Ma cosa vuol dire 'annullare il consumo di suolo'? E cosa si intende per 'consumo di suolo' con esattezza?

In sostanza quel che si vuole ottenere é il contenimento dell' edilizia selvaggia che per troppi anni ha caratterizzato lo sviluppo urbanistico italiano, un po' come i vari decreti salva coste legati ai piani regionali cercavano di tutelare gli spazi costieri limitando o impedendo la costruzione di nuove strutture edilizie. Il problema é che come sempre, quando non si ragiona, si va da un estremo all' altro passando da un tipo di danno ad un altro probabilmente peggiore.

Annullando o limitando il 'consumo di suolo' si impedisce la costruzione di nuove strutture abitative, residenziali e commerciali in zone classificate come agricole, siano esse le periferie urbane o siano esse aperta campagna dove finora si poteva costruire avendo il giusto permesso e rispettando la cubatura a seconda dell' indice di edificabilità.

Questo intento ha portato il mondo ambientalista ad andare all' estremo e parlare di "riqualificazione e recupero" delle zone urbane abbandonate o non sfruttate, ribadendo che "si deve costruire solo entro i limiti cittadini", e stabilendo nella proposta di disegno di legge che l' ente preposto debba individuare 1) le zone da recuperare, 2) quelle eventualmente da demolire e rendere di nuovo disponibili, e 3) eventuali eccezioni alla norma a causa delle quali sia importante consumare suolo 'agricolo'.


La legge come arrivata in discussione in questi giorni non é completamente una porcata, ma quasi... é resa digeribile al lato pratico - ma sempre sbagliata nell' ottica - dal fatto che il governo attuale ha necessità di fondi e di far girare l' economia, e quindi non vuole impedire la costruzione in zone nuove... ciò é importante perchè implicitamente il governo stesso, con questa apertura rispetto alla proposta iniziale e a quella attuale del M5S (a voce di De Rosa), riconosce che porre un vicolo di 'non costruzione in assoluto' é un danno non da poco, per prima cosa all' economia edilizia, e poi a cascata anche in altri settori (occupazionale, immobiliare etc...).


De Rosa, nella sua relazione, lamenta appunto che la legge attuale é troppo permissiva nei confronti degli imprenditori edili, sostiene che sia un 'regalo' ai palazzinari e che non aiuti a combattere il consumo del suolo, consumo che secondo lui deve essere prossimo allo zero...

per spiegare meglio voglio riportare qui una fondamentale critica mossa da De Rosa nella sua relazione:


In merito all'articolo 6, siamo di fronte ad una formulazione che distrugge definitivamente lo stesso concetto di area agricola. In assenza di tale disposizione, in base ai princìpi della legge urbanistica nazionale, le zone agricole erano i compendi che dovevano garantire l'esclusivo uso produttivo primario. Il Parlamento, invece, con questa norma, favorirebbe la realizzazione in aree agricole di «dotazioni urbanistiche (...) e delle nuove tecnologie di comunicazione e trasmissione di dati, in modo da offrire nuovo sviluppo economico e occupazionale». Il comma 5 precisa le caratteristiche delle dotazioni urbanistiche e consente di realizzare in zona agricola numerose funzioni quali le attività amministrative, i servizi ludico-ricreativi, i servizi turistico-ricettivi, i servizi dedicati all'istruzione, le attività di agricoltura sociale, i servizi medici e di cura, i servizi sociali, le attività di vendita diretta dei prodotti agricoli o ambientali locali. In definitiva viene consentito che in zona agricola si possano realizzare alberghi, palestre e centri sportivi, scuole e università private, cliniche e ambulatori, supermercati alimentari. In buona sostanza, la legge licenziata dalle Commissioni parlamentari cancella l'urbanistica e lo stesso concetto di area agricola.


Secondo De Rosa, una borgata nata in periferia o una frazione lontana dal centro abitato, sorte in zona agricola, non dovrebbero avere nessun tipo di servizio, una cosa impensabile!


Ma non solo, De Rosa, ed in generale chi straparla di consumo di suolo e vuole limitare l' edilizia alla città, dovrebbe rendersi conto che molte città si stanno spopolando (finalmente) dopo un boom demografico, proprio grazie al fatto che era possibile costruire in periferia e molte persone hanno deciso di spostarvisi per i motivi più disparati: inquinamento, traffico, vivibilità, etc.. Si, perchè limitare l' edilizia alla città significa sopratutto aumentare l' inquinamento, il traffico, ridurre le zone verdi, creare labirinti cittadini e casermoni altissimi e stretti per poter occupare meno superficie possibile. Con i divieti di costruire anche strutture edilizie ad uso servizi, molta gente dalle periferie sarà costretta a ritornare alla città, con un netto peggioramento delle condizioni di vita.


Ci piacerebbe che tutti questi ambientalisti tenessero conto di questo aspetto peggiorativo della loro proposta di legge, ripensando a quanto troppo spesso insorgono ad ogni notizia riguardante lo smog, la qualità dell' aria etc. Non possono continuare a fare due giochi opposti, non possono continuare a dire: "le città sono inquinate, bisogna fare qualcosa , aumentare le zone verdi", e contemporaneamente dire "non dobbiamo costruire fuori dalle città". Delle due l' una.

Non é solo questione di intelligenza, ne va del nostro benessere, oltre che dell' economia.






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