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Cosa rende una città 'smart'

Da qualche anno ci stiamo abituando a leggere e sentire il termine Smartcity ma se dovessimo fermarci a pensare: “cosa rende una città 'smart'?” probabilmente non sapremmo darci una risposta.

L' aggettivo 'smart' (intelligente) si dovrebbe riferire, applicato a 'city', a una città progettata o gestita in maniera intelligente, funzionale, incentrata su programmi e pratiche dedicati a migliorare la vivibilità e l' efficienza della città, dal punto di vista della pulizia, dell' energia, dell' economia etc.

Ma sul significato stesso dell' aggettivo smart sono possibili tante considerazioni.

Vale la pena segnalare un articolo di Alberto Cottica (link a fine pagina) intitolato proprio: “Cosa vuol dire 'smart' in smart city?” per capire come questa 'intelligenza' possa essere vista da diversi aspetti, anche in contrapposizione l' uno con l' altro. Non condivido quasi per niente l' analisi di Cottica (specialmente le sue conclusioni), ma é innegabile che la sua sia la trattazione più chiara del problema.

 

 

E dunque cosa é una smartcity? Prendiamo come paragone le caratteristiche e i programmi dichiarati dalle città italiane che hanno attivato un cammino verso lo smart.

La più importante é senza dubbio Genova, la quale ha un intero sito dedicato (genovasmartcity). C' é poi Bari, a cui son dedicati svariati progetti ai quali partecipa Enel. Anche Bari ha un sito promozionale e informativo per la sua politica smart (barismartcity); c' é poi Torino, la quale é in fase di studio dal Turin Smart City Foundation, il quale ha una serie di proposte al vaglio e parecchi progetti già in attuazione. Infine, anche a Roma nell' ultimo anno si inizia a parlare di smart city, e perfino L'Aquila sta iniziando un percorso in tal senso.

 

 

Partiamo da Genova.

I progetti che questa città ha in atto e in fase di attuazione per la parte smart city sono i seguenti:

  • Edifici intelligenti, progettati per una gestione integrata di riscaldamento, produzione e consumo di energia tramite utilizzo di fonti rinnovabili, ed alto standard di isolamento acustico e termico;

  • Mobilità sostenibile, da raggiungere tramite l' incentivazione del trasporto pubblico, delle auto elettriche, e del bike sharing

  • Piano Energia, per la produzione di energia da rinnovabili e la miglioria della rete di distribuzione esistente

  • Il Porto, il cuore di Genova, dovrebbe essere reso 'smart' grazie all' elettrificazione delle banchine, l' automatizzazione di molte procedure portuali, e la riduzione dei tempi di permanenza delle navi.

 

 

In questi 4 settori di intervento sono più di 25 i progetti studiati, in fase di realizzazione, o realizzati.

Nel dettaglio, Genova allo stato attuale si sta concentrando su alcuni punti essenziali che, secondo i gestori, sembrano giustificare la nomina di 'smart city': il wifi libero e diffuso, il bike e il car sharing, parcheggi di interscambio, la biblioteca e il comune online, la messa a punto di parchi eolici e di solare termico.

 

 

Nel caso di Bari, le aree di intervento per lo smart sono 3:

  • Building

  • Transport

  • ICT Network

 

 

Il sito di Bari é molto generico nel descrivere i suoi programmi, che si basano comunque sui soliti concetti già visti: energie rinnovabili, mobilità sostenibile, reti informatiche per libera e immediata informazione, gestione adeguata di rifiuti, ed edilizia a basso consumo.

 

 

Il sito di Torino (torinosmartcity) é quello che mostra la maggiore varietà di aree di intervento, che vanno dall' educazione alimentare, alla tutela e promozione dei monumenti, all' indipendenza abitativa, all' efficienza energetica, alla mobilità sostenibile che stavolta coinvolge non solo la cittadinanza ma anche e sopratutto gli spedizionieri e le attività commerciali, all' assistenza e formazione dei migranti (é in atto un utile progetto di assistenza linguistica e culturale per i migranti in età avanzata), alla promozione di sistemi non monetari, alla ristorazione collettiva e tanto altro. Torino si mostra molto più avanzata e organizzata di Genova nel percorso smart, e sopratutto dotata di una visione non banale o affetta dall ambientalismo cronico molto diffuso di questi tempi.

 

 

E veniamo a Roma; essendo una aggiunta recente ai piani di smart city ancora sono in fase di studio pochi progetti. Recentemente l' assessore Estella Marino ha annunciato l' inizio della campagna per rendere Roma una smart city, e il 23 novembre 2013 si é tenuto il convegno dedicato all' argomento.

Anche qui, purtroppo, la parte smart si addormenta sui soliti concetti: eco sostenibilità, internet e software libero, mobilità sostenibile ed energie rinnovabili.

 

 

 

Come abbiamo avuto modo di vedere da questi progetti, quasi universalmente si lega l' attributo 'smart' ai soliti concetti ambientali e sociali: rinnovabile, sostenibile, responsabile. I ritornelli son sempre gli stessi: limitare l' uso dei mezzi privati, basarsi sulle rinnovabili, etc. Come abbiamo visto in più occasioni, e come spero ormai sia chiaro, queste sono utopie costosissime ed irrealizzabili, e pertanto non hanno proprio nulla di smart.

Quello che in sostanza chi parla di Smart sembra non capire é che una città é intelligente o può diventare intelligente quando le sue singole parti nascono e vengono sviluppate in maniera intelligente, efficiente ed efficace. E per ottenere ciò bisogna identificare problemi precisi ed attuare soluzioni precise, quantificabili, realizzabili.

 

E bene chiarire che é estremamente costoso e difficile, se non impossibile, 'trasformare' una città in smart city; se dovessimo costruire una città da zero, potremmo attuare una serie di misure smart dall' inizio, ma qualora la città già esistesse, e non fosse stata costruita e organizzata con quei criteri che potremmo definire intelligenti, lo spazio di manovra é davvero limitato, e bisognerebbe studiare bene se il gioco vale la candela.

 

Alcuni esempi: una città progettata e costruita con tante vie strette difficilmente potrò divenire smart. La mobilità sarà sempre compromessa, specialmente in caso di crescita demografica. Vi sarà difficoltà nei parcheggi, nel far passare i mezzi pubblici, nella cura del verde e nei lavori di pavimentazione stradale. Una città nella quale invece le strade sono ampie, tutte con corsia di emergenza o con ampi marciapiedi, con incroci liberi da costruzioni, e molteplici isole di traffico, ben si presta alla 'smartizzazione' poiché vi sarà più spazio per effettuare i lavori, il traffico sarà più agevole, circoleranno meglio i mezzi pubblici.

 

Un altro esempio, stavolta riguardante l' edilizia abitativa: una città come Roma o come Milano, piena di palazzoni da 6 fino anche a 8 piani, non ha proprio nulla di smart. Un quartiere composto di palazzi alti e ravvicinati significa problemi di ogni genere: dalla bassa pressione dell' acqua ai piani alti, ai problemi di segnale televisivo ai piani bassi, all' eccessiva proiezione d' ombra dai piani alti di un palazzo verso i piani bassi di quelli circostanti, al maggior danno verticale in caso di infiltrazioni causati da un' inefficiente impermeabilizzazione del tetto, per non parlare dei problemi in caso di mancato funzionamento degli ascensori, e della bassa vivibilità dovuta all' alto numero di appartamenti. Al contrario soluzioni abitative estese in orizzontale, con massimo 2 o 3 piani di altezza, sono libere da tutte queste problematiche funzionali e molto più vivibili.

 

Un altro esempio ancora: non c' é niente di smart a chiudere al traffico privato zone della città, incentivando il mezzo pubblico per combattere l' inquinamento. Il mezzo pubblico non può accompagnare tutti nel loro luogo di destinazione, perchè é soggetto al rispetto di un tragitto e di un orario, dunque il cittadino che deve andare da A a B e non ha disponibile un mezzo pubblico che fa esattamente quel tragitto nel momento in cui gli serve sarà solo svantaggiato da una soluzione di questo genere. Non solo... se il cittadino originariamente doveva entrare nella 'zona chiusa' con la sua auto per fare compere in due o tre negozi diversi, depositando le buste comodamente in macchina, con l' obbligo dei mezzi pubblici sarà fortemente penalizzato. In macchina io posso andare al negozio A, fare compere, mettere le buste nel bagagliaio, andare al negozio B, fare compere, mettere le buste nel bagagliaio, e così via. Ma col mezzo pubblico? Dovrei portare a mano tutte le buste da un negozio all' altro, il che magari coinvolgerebbe anche prendere 2 o 3 mezzi diversi, ogni volta aspettando e facendo la fila (magari sotto la pioggia).

Consideriamo invece la soluzione di combattere l' inquinamento con dei sistemi di ventilazione che aiutino a disperdere i fumi e le alte temperature: l' aria calda degli scappamenti delle macchine, come é noto dalla fisica, tende a salire; si potrebbero installare nei lampioni e nella segnaletica verticale dei sistemi a lamelle o mini pale verticali che girando contribuirebbero a far circolare la corrente disperdendo l' aria calda. Aggiungendo qualche albero, inoltre, si migliorerebbe un minimo la qualità dell' aria grazie alla capacità degli alberi di filtrare determinate sostanze inquinanti e di assorbire e trasformare la CO2. O se si vuole ricorrere alla tecnologia, anzi che alla natura, si possono usare strati di biossido di titanio sull' asfalto, o purificatori artificiali lungo le strade.  

 

 

E' chiaro dunque che lo 'smart' di smart city deve essere una filosofia da applicare con criterio, nei modi e nei tempi giusti; deve utilizzare la tecnologia ma anche il buonsenso.

Una città diventa smart quando é progettata in maniera intelligente, e non basta metterci qualche isoletta di verde e qualche pannello fotovoltaico, chiudere il centro ai mezzi privati, o mettere a disposizione biciclette o biblioteche virtuali.

 

 

Vedi anche:

Smartya: un modello per la smart city

 

 

Link:

Cosa vuol dire "smart" in smart city?

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