Il secondo libro scritto dall' autore, disponibile nella sua terza edizione (seconda ufficiale su Ilmiolibro di Kataweb) corretta ed ampliata; un libro scritto su suggerimento di alcuni fan mentre era in corso la stesura della prima versione di  "Il fenomeno Nibiru" all' epoca ancora concepita come opera in un solo volume. Nibiru e gli Anunnaki doveva essere solo un piccolo bignami contenente alcuni capitoli come anticipazione dei contenuti dell' Opera Omnia dell' autore, ma presto si trasformò in un successo di divulgazione.

Estratto dall' introduzione del libro:

Il successo di ‘Mille cose nascoste’ mi portò ad amministrare, collaborando con il fondatore Federico Zaffarano, un gruppo dedicato a Sitchin sul social network Facebook. Mi portò inoltre a mettermi in contatto con Erik Parker, webmaster e discepolo di Sitchin, e con Sasha Lessin, un autore americano che aveva scritto un eccellente saggio intitolato ‘Enki speaks – Bred to slaves’ dedicato all’ analisi meticolosa del libro dell’ orientalista azero ‘The lost book of Enki’. Tutta questa serie di stimoli da un lato mi spronava, da un altro lato mi bloccava in quanto mi rendevo conto che diveniva sempre più difficile ordinare le idee, stabilire un efficace scheletro per il libro che stavo preparando.

Mi trovai più volte a pensare: "non finirò mai…".

D’ altra parte, ovunque scrivessi riguardo a Sitchin, ricevevo decine e decine di domande alle quali cercavo di fornire la mia risposta dettagliata, ove possibile accompagnata da links o da titoli di libri che trattassero l’ argomento.
A distanza di circa 1 anno e 8 mesi dall’ inizio della stesura del mio libro (tuttora in corso) mi venne l’ idea di raccogliere il materiale che avevo pubblicato sul gruppo ‘Zecharia Sitchin Italia’ in una sorta di bignami che trattasse alcuni dei punti principali della teoria. Nasce così questo piccolo libro, che mi piace considerare come un completamento di ‘Mille cose nascoste’, e un degno anticipo a quello che sarà il mio lavoro principale.

Estratti dal libro

 

INDICE DEL LIBRO

Zecharia Sitchin: la teoria di base
Il mistero del diluvio
L’ aspetto genetico
Attendibilità dei parametri orbitali
Legame tra Mesopotamia e Mesoamerica
Guerre atomiche nel 2024 a.C.?
Il lato linguistico
Identificazione di Nibiru/Marduk
Nove obiezioni al lato astronomico della teoria
Bibliografia e links 

IL DILUVIO IN ALTRE CULTURE (estratto da: Il mistero del diluvio)


Sparse per il globo, quasi tutte le culture ci hanno lasciato miti riguardanti il diluvio: nel mito polinesiano, il Nibbio e il Granchio litigarono e il primo, in un impeto di rabbia, colpisce il secondo sul cranio. Il Granchio per vendicarsi inonda e annega tutti gli viventi. Gli unici a salvarsi sono due giovani sposi e gli animali riparatisi sulla loro imbarcazione.
Un mito cinese racconta che un tempo gli uomini si ribellarono agli dei. L' universo allora piombò nel caos e le acque invasero la terra. Nel Laos e nella Thailandia settentrionale, si dice che un tempo un popolo chiamato Then viveva in un regno superiore, mentre gli inferi erano guidati da tre grandi uomini saggi. I Then decisero che le persone avrebbero dovuto donare loro una parte del proprio cibo. Il popolo si rifiutò e i Then fecero piombare un diluvio sulla terra. I tre uomini tuttavia costruirono una zattere e misero in salvo non solo se stessi ma anche alcune donne e bambini. In questo modo salvarono l'umanità dall'estinzione. E’ importante in questo caso rimarcare che i termini usati nel mito, in lingua thailandese, per ‘inferi’ in effetti vogliono dire ‘mondo inferiore’.
Nel Vietnam, secondo le leggende locali, trovarono scampo dalle acque del diluvio solo un fratello e una sorella. Essi si trovavano all' interno di una ‘cassa di legno’ nella quale c' erano una coppia di ogni specie animale. Gli aborigeni d' Australia delle coste settentrionali sostengono che un diluvio distrusse un mondo precedente. Secondo altri miti di altre tribù australiane, tuttavia, il serpente cosmico Yurlunggur sarebbe il reale responsabile del diluvio. In Giappone, alcune tradizioni ritengono che la creazione dell' Oceania sarebbe derivata dal ritirarsi delle acque di un diluvio. Anche in Nord America molti gruppi di pellirosse e popolazioni indigene tramandano racconti su una catastrofe dovuta all’ acqua: gli Inuit dell' Alaska parlano di un diluvio e di un terremoto che risparmiarono i pochi che fuggirono tramite canoe o scapparono sui monti. Il popolo Luiseño e quello degli Huroni raccontano che si abbatté un diluvio su tutta la terra e solo coloro che si rifugiarono sulle vette delle montagne si salvarono.

IL LATO LINGUISTICO


Analizzando nomi di oggetti, città, località, e radici linguistiche del medioriente e del mesoamerica non si può non notare delle incredibili somiglianze o addirittura in alcuni casi delle perfette corrispondenze. Sitchin nel suo libro “Gli dei dalle lacrime d’ oro” riporta delle analisi linguistiche effettuate da alcuni moderni studiosi che paragonano il termine ‘Manco’ utilizzato per i re incas a una simile radice semitica che ha il significato di ‘re’. Una analisi simile è stata fatta anche sul termine ‘Meshica’ che non appartiene alla lingua Nauhatl, ma che in mesoamerica compariva nel testo di una celebrazione (‘Yo Meshica, He Meshica, Va Meshica’) ed è messo in relazione con Mashi’ach da cui deriva Messia. Altri termini con chiara somiglianza sia nella forma che nel significato sono il nuhatl ‘Tupal’ con il babilonese ‘Tubal’ (arrivato anche nella tradizione ebraica, pensiamo a Tubal-Cain, personaggio biblico), il nuhatl Nusan con il semitico ‘Nissan’ e il sumero ‘Nisannu’, e il nuhatl ‘Tic’ con l’ accadico ‘Ticu’.
Nei miti olmechi inoltre si parla del ‘Sacerdote Balam il giaguaro’, che trova una perfetta corrispondenza nella storia egiziana del profeta e sacerdote Balaam al quale il re di Moab chiese di scagliare una maledizione contro gli israeliti.
Altri termini che mostrano una incredibile somiglianza sono il nome mesopotamico ‘Choi’, corrispondente al mesoamericano ‘Chol-ula’, il mesopotamico ‘Zuibana’ con il mesoamericano ‘Zuivan’, il mesopotamico ‘Zalissa’ con il mesoamericano ‘Xalisco’. Somiglianze linguistiche controverse ma innegabili son state evidenziate anche da Edo Nyland che nel suo libro "Linguistic archeology: an introduction" tratta il tema della comparazione tra la lingua ainu giapponese, il nordafricano e il basco. La lingua basca è sempre stata considerata un mistero dai linguisti, così come la lingua ainu, uno dei pochi esempi di lingua agglutinante oltre al sumero. Nel sito del già menzionato Bernardo Biados Yacovazzo viene riportata una attenta e approfondita analisi delle somiglianze grammaticali e lessicali esibite da Nyland, con tabelle comparative. Uno dei tanti esempi per esempio è riguardante appunto l’ agglutinamento dei termini comuni sia al basco che all’ ainu.